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Antony Gormley, Fai Spazio/Prendi Posto, Poggibonsi 2004

ANTONY GORMLEY

Antony Gormley è nato a Londra nel 1950, dove tuttora vive e lavora. Ha esposto ampiamente in tutto il mondo, soprattutto opere di natura site-specific, e ha ricevuto numerosi premi, fra cui il Turner Prize nel 1984 ed il Premium Imperiale nel 2013. Da più di 20 anni si dedica allo studio dell’immagine umana attraverso una serie di sculture, indagando il corpo come luogo di memoria e trasformazione. Spesso non esita a ricorrere a se stesso come soggetto, realizzando, a partire da un calco in gesso del proprio corpo, una forma a grandezza naturale in ferro, sostanza che egli considera fondamentale all’esistenza stessa della vita.

Gormley ha poi ampliato lo spettro di questa ricerca per rivolgersi allo studio del corpo collettivo e del rapporto tra “il sé” e “l’altro”, tramite installazioni scultoree di grandi dimensioni. Dal 1989 si dedica infatti al progetto “Field”, tuttora in corso, che lo ha portato a coinvolgere diverse comunità locali in tutto il mondo nella realizzazione di versioni differenti dell’opera. Nel processo collaborativo così messo in atto l’arte estende i suoi confini, facendosi da forma di “espressione del sé” celebrazione di “coscienza collettiva”.

Il progetto che Gormley ha concepito per Arte all’Arte, “Fai Spazio, Prendi Posto” (Making Place, Taking Place), ha un profondo legame sociale con gli abitanti di Poggibonsi. Mira infatti ad abbracciare la memoria della città e della sua gente fino ai nostri giorni. Tratto distintivo di Poggibonsi è il suo essere allo stesso tempo “crocevia” e luogo di “costruzione e ricostruzione continua” fin dall’epoca medievale, ivi inclusa la fase successiva ai pesanti bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Sette sculture di ferro pixellate, su modello di sei persone di Poggibonsi e di un visitatore di passaggio, sono state installate in sette diversi punti della città, luoghi familiari del presente e posti dimenticati del passato; allo stesso tempo è stata intrapresa una ricerca sociologica unica, che ha consentito la realizzazione di una “mappa psico-geografica” (una “mappa della memoria collettiva”) di Poggibonsi. Le sculture fungono così da catalizzatori: trasmittenti e ricettori di pensieri e sentimenti misconosciuti, i punti nevralgici di una sorta di “agopuntura” che mira a riscoprire la condizione collettiva della città.

Come raggiungerle:

Mappa Poggibonsi