Senza titolo, 2002
Project for Arte all’Arte 7
copper door
Cisterna di Porta nuova
Visible 24h/24h

Marisa Merz, Senza titolo, Colle di Val d’Elsa, 2002

Marisa Merz

Poco prima dell’inizio della strada principale che attraversa interamente il centro storico di Colle di Val d’Elsa, s’incontra in un incrocio una costruzione massiccia dalla base circolare che anticamente funzionava come cisterna del paese.

Oggi questo spazio non ha più la funzione originaria ma la suggestione che comunica è rimasta intatta: la cisterna somiglia, infatti, ad un fortino militare in miniatura, un luogo misterioso decisamente diverso da tutto ciò che lo circonda compreso il continuo passaggio delle macchine, un luogo di difficile accesso pensato per proteggere qualcosa di prezioso contenuto al suo interno. Marisa Merz ha deciso di intervenire su questa struttura con un gesto semplice e deciso: la vecchia porta in leg

no è infatti sostituita con una porta in rame.

Il rame, metallo luminoso e malleabile, è uno dei materiali con i quali l’artista dialoga da sempre. L’artista lo ha utilizzato in fili per comporre lavorando a maglia, le sue note forme quadrate

o triangolari dove l’introduzione di tale tecnica introduce un elemento sovversivo nel linguaggio della scultura contemporanea. La flessibilità di tali superfici fa sì che esse sembrino pensate per adattarsi al corpo, in diversi casi Marisa Merz è intervenuta in spazi aperti, in situazioni particolari come su una spiaggia, altre volte ha disposto le sue forme sulle pareti di spazi espositivi come aggl

omerati di figure, In esterno queste forme appaiono come disporsi come delle piante o meglio delle creature viventi.

Anche in quest’occasione il lavoro di Marisa Merz dialoga in un corpo a corpo serrato con la struttura architettonica del luogo nel quale ha scelto di porre il suo lavoro: nel rispetto della funzione della porta (dotata di superficie e perfettamente funzionante), l’artista introduce una riflessione sul valore simbolico della porta intesa come passaggio, soglia e introduzione ad una dimensione altra.

 

Se infatti la porta di Marisa Merz modifica innanzitutto la percezione complessiva dell’edificio valorizzandone la presenza – la porta riflette i raggi del sole diventando un vero e proprio punto di luce – in realtà essa scandisce anche il passaggio tra la superficie e la profondità, tra ciò che è visibile e l’invisibile, tra ci

ò che si presenta come dato immediato e ciò che richiede una forma di attenzione concentrata e disposta ad accettare la necessità di compiere tale passaggio.

Un intervento che si pone implicitamente in una distanza siderale rispetto alle sirene della facile spettacolarità, dove l’arte contemporanea si offre come elemento di relazione e di dialogo intenso con i segni della storia senza rinunciare a richiedere una visione consapevole, a confrontarsi con un linguaggio di non sempre immediata comprensione, a varcare la soglia…